Terra madre e del tartufo

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Il paesaggio sannita è caratterizzato da innumerevoli segni lasciati dalle culture che si sono succedute nel tempo – il suo “deposito di storia” che testimonia il passato, il presente e il futuro – ma anche da una forte vocazione vitivinicola, segni e vocazioni territoriali che identificano la sua impronta ambientale e culturale. 
 
Aglianico, sommarello, piedirosso, sciascinoso, agostinella, falanghina, cerreto, coda di volpe, grieco, malvasia, fiano, ma anche passolara di San Bartolomeo, olivella, carminiello, palombina, moscato di Baselice, sono solo alcuni esempi del patrimonio della biodiversità sannita.
 
Viaggiando attraverso le sue colline è possibile comprendere quanto la viticoltura sia caratterizzante il territorio, e quanto sia soggetto tutelante il paesaggio e fonte di sostentamento economico delle sue genti. Non deve sorprendere quindi, che nella provincia più agricola della Campania, il primo posto nella produzione di reddito in agricoltura spetta proprio al comparto vitivinicolo.
 
In alcune aree la vite e la sua epoca vegetativa, scandiscono il tempo della vita della comunità locale, in particolare nelle aree tra il massiccio del Matese e il Taburno, e dalle pendici del Taburno al fiume Calore.
 
Oggi l’intero comparto, attraversa un rinnovato entusiasmo, partendo da una trasformazione da area che storicamente era viticola ad area vinicola, con la nascita di nuovi imprenditori e nuove tecniche di conduzione agricola, nel segno di una rinnovata tradizione. Non a caso operano nella provincia strutture associative sotto forma di cooperative, che riuniscono insieme quasi duemilacinquecento viticoltori, realtà associative e produttive uniche in ambito regionale e meridionale.